Chi si nasconde non conta.

Chi si nasconde non conta.

CHI SI NASCONDE NON CONTA

A cura di Lorenzo Pauri ✍🏻

Samuele si sta mettendo le scarpe, è un po’ agitato. La mamma dalle scale gli urla:
“Samu 10 minuti e usciamo, fa la pipì e prendi il giubbotto”.
Samuele ha 10 anni, un giubbotto rosso e poca voglia di andare al compleanno. A casa ha quella storia da finire con i pupazzetti e poi quel cartone che gli piace tanto guardare, accompagnato dal suo fedelissimo succhino alla pesca.
È mercoledì e domani non ci sarà scuola, ma deve uscire. La mamma gli ripete: “Dai Samu che ci sono i tuoi amici, ti divertirai, e poi non si può stare sempre in casa… Non sei mica Leopardi” conclude sghignazzando. Samu quella battuta non la capisce, a dire il vero non capisce neanche se sia una battuta. Guarda la mamma, sale in macchina e sospira. Il compleanno è in un parco, un parco grandissimo, con questi alberoni verdi, brillanti e infiniti, il prato morbido, le panchine bianche e dei campi strani di fianco.
"Che cosa sono quelli mamma? E perché ci sono quelle strane porte e la gente che si abbraccia in campo?” chiede il bambino seriamente incuriosito.
La mamma ride: “Non si abbracciano Samu, si placcano! È rugby: uno sport paradossale, se pensi che bisogna passar la palla indietro per andare avanti”.
All’ingresso dell'edificio c'è un tavolone marrone coperto da una tovaglia bianca a fiori: sopra patatine di ogni tipo, crostate, pizzette, spianate, piccoli panini con la nutella, salame e prosciutto infilzati da stuzzicadenti. Più avanti c'è un tavolo bianco con sopra bibite di qualsiasi forma, colore e dimensione circondato da una fitta rete di genitori. Nel parco ci sono gli amici che giocano, si rincorrono, ridono, piangono e si lamentano. Samu è un po’ spaesato, stanno già giocando. A un tratto si avvicina Giada e gli sussurra: “Giochiamo a nascondino, vuoi unirti?”. "Dai, va bene” balbetta lui un po’ emozionato. Non pensava che sarebbe stato accolto subito: di solito in quelle situazioni passa un po’ inosservato, e a lui sta bene così. Samu è un tipo più riflessivo che espansivo.
Neanche il tempo di rispondere a Giada, che dalle retrovie qualcuno urla: “Samuele è l’ultimo arrivato!”. Qualche altra stridula voce nella mischia risponde “Sì, conta lui!”. “Sì, sì, conta lui” conferma il festeggiato. “Fino a 100 dai…” dice Giada ridacchiando.
Samuele la guarda, sorride e pensa: “Come ci arriverò mai a 100?". Stringe i pugni e urla: “Al massimo conto fino a 60! Non capite niente, teste di serpente!”.
Tutti ridono, Samuele si sente un vincente, ma le proteste continuano: il popolo vuole che conti fino a 100.
Poi scatta quella cosa che ogni tanto gira nella testa di Samuele, e un pensiero lo seduce: “Chi si nasconde non conta, e chi non si nasconde conta". Questa frase lo percorre dalla testa ai piedi, e mentre tutti discutono sul da farsi, lui rimane immobile ripetendosi: “Chi si nasconde non conta, e chi non si nasconde conta…”.
A un tratto capisce… Capisce che se lui conta fa il gioco, detta i ritmi, i tempi: tutto dipende da lui. Allora grida: “Conterò fino a 100, ma guai a chi si nasconde dietro di me". Si gira, sta per iniziare a contare e tutti partono come schegge. Samuele aspetta che non ci sia nessuno nelle vicinanze, dà una sbirciatina, si volta, apre gli occhi e va a mangiare. Scherza un po’ con le mamme, e torna fuori con il suo piattino pieno di cibo e un bicchiere di Perlacola, si siede vicino alla tana guarda il parco. Sorride tra sé e sé e pensa: “Ho vinto, ma gli altri non lo sanno”.

25 aprile, ore 18:00.

Samu è in Via del Pratello, ha un fazzoletto rosso al collo e 12anni in più, eppure non ha mai dimenticato quel nascondino, quel pomeriggio e quella frase: “Chi si nasconde non conta”, oggi più di ieri.

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